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Perché si chiamano Sise delle Monache?

Storia e curiosità sul dolce abruzzese dalla forma e dal nome insoliti

Sul versante nord della Majella si sviluppa il comune di Guardiagrele, un piccolo paesino dell’entroterra chietino in cui la vita scorre lentamente. Noto per le produzioni artigianali, in particolare per la lavorazione dei metalli, oltre ad aver dato i natali all’orafo, incisore e pittore Nicola da Guardiagrele, nonché al poeta dialettale abruzzese Modesto Della Porta, ospita tutti gli anni la mostra dell’artigianato artistico abruzzese.

Guardiagrele, inoltre, fu il primo luogo, insieme ad Agnone, dove si avviò la produzione della Presentosa, un gioiello generalmente in oro, un monile della tradizione abruzzese, un “presente” (da cui il nome) che nella sua valenza sacra proteggeva gli affetti più cari. Ma il borgo di Guardiagrele è divenuto famoso per un altro “dolce” motivo dal nome molto particolare: le Sise delle Monache. Questo dolce della tradizione è composto da due strati di soffice pan di spagna, farciti con crema pasticcera e assume la tipica e curiosa forma con tre protuberanze.

Viene poi ricoperto da un abbondante strato di zucchero a velo tanto da essere talvolta servito assieme ad una spazzola utile per spolverare i vestiti dallo zucchero che inevitabilmente si solleva e ricade sugli indumenti.

Sise delle monache: origine del nome

Questo nome così curioso ci riconduce a tre antiche versioni o leggende. In molti attribuiscono la paternità del dolce alle monache del Monastero delle Clarisse di Guardiagrele che lo preparavano in occasione della festa di Sant’Agata e che poi, a fine Ottocento, ne affidarono la ricetta alla famiglia di pasticceri Palmerio. C’è, dunque, chi sostiene che il nome faccia riferimento all’abitudine di alcune suore prosperose di aggiungere tra i due seni, al di sotto della fascia contenitiva, un fagotto di stoffa che ne rendesse meno evidenti le forme.

La caratteristica forma del dolce con le sue tre protuberanze farcite farebbe, dunque, riferimento proprio al seno (le “sise”) delle monache che utilizzavano questo espediente. Sono altrettanti, però, i sostenitori di una seconda teoria secondo cui la forma e il nome della ricetta si ispirerebbero, piuttosto, ai tre massicci abruzzesi, la Majella, il Gran Sasso e il Sirente-Velino, che rappresentano le cime più alte della catena appenninica. Non a caso il dolce viene localmente chiamato anche “tre monti”. Esiste, infine, un’ultima versione secondo cui il poeta Modesto della Porta, vedendo i tipici dolci, abbia esclamato goliardicamente: “Questi dolci sono bianchi e dritti proprio come le zinne delle monache”.

Probabilmente non sapremo mai l’esatta derivazione di questo nome così particolare, ma certamente nessuno potrà mai dubitare della bontà di questo dolce della tradizione.

Sise delle Monache

Torrone di Guardiagrele

Considerata la “dolcezza” di questo articolo, non potevamo perdere l’occasione per presentare un altro dolce tipico di Guardiagrele: il Torrone. Questo dolce è molto simile al croccante ed è preparato usando mandorle tostate intere, zucchero, frutta candita e cannella. Si dice che sia stato il dolce preferito dello scrittore abruzzese Ignazio Silone, autore di Fontamara, che era solito regalarlo ai suoi amici romani.

Compatto, di colore scuro, non eccessivamente dolce, questo torrone abruzzese viene prodotto con ingredienti di altissima qualità. Le mandorle vengono fatte tostare in un recipiente di rame dove pian piano vengono aggiunti gli altri ingredienti. Successivamente l’impasto viene caramellato con lo zucchero bollente, steso in modo uniforme su un piano di marmo e spolverato di zucchero fine. Una volta raffreddato, l’impasto viene tagliato a forma di piccoli rettangoli successivamente confezionati a mano.

Dopo aver preso nota della ricchissima varietà della pasticceria guardiese, non ci resta altro che scoprire l’incantevole borgo di Guardiagrele e gustare i suoi dolci tradizionali passeggiando tra le sue storiche strade.

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