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Proverbi abruzzesi: quali sono i principali modi di dire

Quando l’espressione dialettale diviene tradizione

Te lo dico... in abruzzese

In questo articolo selezioneremo soltanto alcuni dei numerosissimi modi di dire abruzzesi, proverbi dialettali che è bene tenere a mente, soprattutto oggi che il dialetto si parla sempre meno. Sono questi caratteri specifici della nostra regione, del nostro linguaggio e del nostro modo di essere. Ognuna di queste frasi cela dietro di sé una curiosità, una storia relativa all’Abruzzo di ieri, all’Abruzzo dei nostri nonni, una regione semplice, forte e gentile. Conservare questi segni identificativi è un ottimo modo per non allontanarci dalle nostre radici, dal nostro dialetto e da tutte quelle tradizioni che hanno formato generazioni di abruzzesi.

  • Daije, daije e la cipolle devende aje” – “Dai, dai e la cipolla diventa aglio”

Un modo di dire molto conosciuto, ma a cui spesso è difficile rendere in traduzione italiana il vero significato. La metafora intende dire che insistendo e impegnandosi si possono ottenere risultati strabilianti, opposti alla situazione di partenza. Al punto che, metaforicamente, un ortaggio può addirittura trasformarsi in un altro. Non è dato sapere perché gli antichi abbiano scelto proprio l’accostamento fra cipolla e aglio, probabilmente per le virtù che si credeva avesse quest’ultimo. Anticamente, infatti, veniva usato come ingrediente principale per prevenire o guarire alcune malattie e veniva consumato per le sue proprietà depurative.

  • Di chi si lu fije?” – “Di chi sei il figlio?”

L’interlocutore che vi fa questo quesito dà per scontato che conosce il vostro albero genealogico. Questa è la tipica domanda con la quale gli uomini e le donne d’Abruzzo identificano le persone più giovani di loro. Nella sciagurata ipotesi che il nome del vostro genitore dovesse essere noto all’interlocutore, a quel punto lui o lei saprà tutto di voi, anche cose che voi non potreste nemmeno immaginare…

  • Dope li cumbitte hésce li defitte” – “Dopo i confetti escono i difetti”

Proverbio di origine prettamente matrimoniale: dopo l’immessa felicità del matrimonio, la convivenza quotidiana tra marito e moglie fa emergere i difetti di ognuno. Il proverbio, tuttavia, può riferirsi anche ad eventuali intoppi che possono insorgere dopo la conclusione di un affare.

  • La troppa cumbedénze fa perde la criànze” – “La troppa confidenza fa perdere l’educazione”

La confidenza, specialmente quando in eccesso, si traduce spesso in comportamenti screanzati e maleducati. Il proverbio è evidentemente contro intuitivo in quanto non ci si aspetterebbe scostumatezza proprio dalle persone a cui si concede un rapporto privilegiato di fiducia, vicinanza e intimità.

  • “La parol’ chi ni si dic’ è sempr’ la cchiu’ meij!” – “La parola non detta è sempre la migliore”

Alcune volte è più opportuno tacere e non proferir parola.

  • Li guaije de la pignate le sà la cucchiare” – “I guai della pentola li conosce il mestolo”

Quasi mai le situazioni precarie di una famiglia trapelano al di fuori della casa. Molto spesso vengono falsate. Solo chi vive all’interno riesce a calcolarne l’effettiva gravità.

  • Lu sangue se lagne, ma ‘nze magne” – “Il sangue si lagna, ma non si mangia”

Il consanguineo, è questo il senso da dare a sangue, si lamenta se ha ricevuto qualche torto da qualche suo parente, ma non mangia, o meglio non si vendica.

  • Lu vove dice curnut all’asen” – “Il bue dice cornuto all’asino”

Ognuno di noi ha i suoi difetti, ma non li vede perché, come insegna Esopo, Giove ha posto i nostri difetti dietro le spalle e i difetti degli altri davanti. Così succede che si attribuiscono agli altri le manchevolezze che si riscontrano in noi.

  • Mbare l’arte e mittl da parte” – “Impara un mestiere e mettilo da parte”

Non si sa mai quello che può succedere nella vita, per cui non è sbagliato, se si ha l’occasione, imparare a fare qualcosa anche quando questa sembrerebbe non servire al momento. Nella vita può tornare utile avere appreso anche ciò che si riteneva superfluo.

  • Sopra a lu cott, l’acqua vullit” – “Sopra qualcosa di cotto, si riversa l’acqua bollente”

Anche in italiano esiste un modo di dire che rende lo stesso concetto: “Dalla padella alla brace“. Ma non c’è dubbio che il vernacolo sia molto più efficace. Letteralmente, intende dire che, l’acqua bollente cade su una superficie già arroventata di per sé. Ecco che, dunque, quell’acqua che già farebbe danni, ne crea ulteriori, peggiorando ancora di più una situazione.

  • Sparagn e cumbarisc” – “Risparmia e fa bella figura”

Forse è uno dei detti più famosi d’Abruzzo. Spesso basta saper scegliere con semplicità e gusto per incontrare un successo insperato e per giunta risparmiando.

  • Vattela a pija’ ‘n saccoccia” – “Cercala nella tua tasca”

Durante una discussione si invita l’altro a cercare la ragione nella propria tasca. È un modo diverso, ma ugualmente efficace, per mandare qualcuno a quel paese.

  • Vicchije e frastire sà vante” – “Vecchi e forestieri si vantano”

Gli anziani raccontano avventure e successi che, data la lontananza nel tempo, possono essere ampliati e non facilmente verificabili. Allo stesso modo i forestieri possono inventare quello che vogliono non essendo conosciuti in paese.

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