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Le leggende dell’Abruzzo: racconti popolari tra mito e realtà

Miti leggende Abruzzo 900

Di una terra siamo abituati a conoscerne (e raccontarne) i luoghi simbolo, i piatti tipici e i monumenti più importanti. Eppure molto di quella regione, della sua storia e delle persone che la abitano lo dicono le storie, le leggende e quella mitologia trasmessa di generazione in generazione. Un insieme di racconti che alla mente razionale dell’uomo moderno potrebbero apparire come falsi e, per questo, da liquidare, ma che in realtà contengono molta più verità di quanto si possa pensare. E anche per questo che le leggende dell’Abruzzo meritano di essere raccontate.

7 leggende che raccontano l’Abruzzo

#1 La leggenda di Maja: come è nata la “Montagna Madre”

Majella
Fonte: tesoridabruzzo.com

Partiamo dalla Majella, considerata dagli abruzzesi come la “Montagna Madre”. Tutto ebbe inizio con la fuga della ninfa Maja, la più bella delle sette Pleiadi, che attraversò il mare dalla Frigia per salvare l’unico figlio Ermete (o Mercurio), rimasto ferito in battaglia. Sbarcati al porto di Ortona su una zattera, cercarono rifugio tra le vette del Gran Sasso. Maja vagò disperatamente tra le nevi alla ricerca di un’erba curativa, ma il gelo e la morte arrivarono prima. Si dice che il Gran Sasso oggi mostri il profilo di Ermete dormiente, mentre la Majella, dove la ninfa si lasciò morire di dolore, sia il corpo di Maja che veglia eternamente. La differenza di vegetazione tra le due montagne sarebbe dovuta proprio al rito funebre e al pianto della ninfa.

#2 Il Mistero del Lago di Scanno tra maghi e principesse

Lago Scanno
Fonte: trekkingfacile.it

Il lago a forma di cuore non è nato solo da una frana ciclopica che ostruì il fiume Tasso, ma secondo la tradizione, da un incantesimo del potente Mago Bailardo. Per salvare il Re Battifolo dall’esercito romano durante un feroce scontro, il mago fece sorgere improvvisamente le acque che sommersero i nemici. Altre storie legano lo specchio d’acqua alla Fata Angioina, i cui riflessi sembrano ancora brillare nelle acque cristalline. Questo mistero si assapora anche a tavola con il Pan dell’Orso, il dolce che i pastori scannesi portavano con sé durante la transumanza, capace di conservarsi a lungo nelle bisacche.

#3 Le impronte della Madonna

Impronte Madonna Pretoro
Fonte: abruzzoturismo.it

Legata a Pretoro è invece la storia miracolosa delle impronte lasciate dalla Vergine. Si narra che il 2 luglio di un anno imprecisato, una nevicata anomala e violentissima impedì la processione solenne verso il romitorio nel bosco. La statua della Madonna, tuttavia, fu ritrovata nella chiesa del paese il mattino seguente. Secondo la leggenda, la Vergine era tornata da sola camminando sulla neve fresca, lasciando dietro di sé impronte nitide come testimonianza della sua protezione divina.

#4 I fantasmi di Pacentro: storie dal Castello di Caldora

Castello di Caldora
Fonte: abruzzoturismo.it

Nel borgo medievale di Pacentro, l’imponente Castello di Caldora custodisce la leggenda della bella Margherita del Braille. Si narra che la dama morì di crepacuore alla falsa notizia della morte del marito, il barone Roberto di Licinardo, in battaglia. L’anima di Margherita si aggirerebbe ancora tra i bastioni circolari e la “Torre Fantasma”, dove il marito, al suo ritorno, fece scolpire il volto dell’amata per l’eternità. Poco distante, la “Pietra dello Scandalo” ricorda invece una giustizia più terrena. Qui, infatti, i debitori insolventi erano obbligati a sedersi nudi davanti ai passanti.

#5 La Festa dei Serpari a Cocullo: un rito millenario tra sacro e profano

Festa dei Serpari Cocullo
Fonte: abruzzoturismo.it

Ogni primo maggio, Cocullo accoglie migliaia di persone per un rito che affonda le radici nel culto della dea Marsa Angizia. La statua di San Domenico Abate viene ricoperta di serpenti vivi (catturati dai “serpari” nelle settimane precedenti) e portata in processione. La posizione dei rettili sulla statua è scrutata con attenzione perché se avvolgono il volto del Santo senza strisciare sugli occhi, è segno di buon auspicio per il raccolto. I fedeli tirano ancora oggi una catena con i denti nella chiesetta del borgo per proteggersi dai morsi e dal mal di denti.

#6 Le farchie di Fara Filiorum Petri: i giganti di fuoco che sfidano l’inverno

Farchie di Fara Filiorum Petri
Fonte: abruzzoturismo.it

Il 16 gennaio, le 16 contrade di Fara Filiorum Petri innalzano le Farchie. Si tratta di enormi fasci di canne selvatiche legati con rami di salice, alti fino a 9 metri. Il rito celebra il miracolo del 1799, quando sant’Antonio Abate apparve nelle vesti di un generale, trasformando i boschi intorno al borgo in un’immensa muraglia di fuoco per spaventare e mettere in fuga le truppe francesi. Oggi, l’accensione di questi giganti di fuoco è un momento di pura commozione collettiva, accompagnato da canti e vino novello.

#7 “Lu Lope” di Pretoro: la sacra rappresentazione del lupo nel bosco

Lu Lope di Pretoro
Fonte: abruzzoturismo.it

La prima domenica di maggio, il borgo di Pretoro mette in scena una delle sacre rappresentazioni più suggestive d’Abruzzo: il miracolo di San Domenico e il lupo. Gli abitanti, trasformati in attori, rievocano la storia di un lupo che rapisce un bambino nella foresta, ma che, grazie all’intercessione del santo, la fiera ammansita riporta il piccolo sano e salvo ai genitori. È un teatro a cielo aperto che celebra il legame millenario e conflittuale tra il mondo dei pastori e i predatori dell’Appennino.

 

Immagine in evidenza: thanks to viaggiando-italia.it

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