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L’eroe omerico Achille in Abruzzo

Mito e storia si incontrano a Chieti

La fantastica e leggendaria storia della fondazione di Teate ci conduce immediatamente all’affascinante figura dell’eroe omerico Achille, un semidio figlio del mortale Peleo e della nereide Teti. Ed è proprio in onore della madre che, secondo la teoria dello storico Girolamo Nicolino, Achille nel 1181 a.C. avrebbe fondato questa città chiamandola Teate.

Questo mito diffusosi soprattutto nel Seicento, ha raccolto da una parte critiche e scetticismo, ma dall’altra anche diverse opinioni favorevoli, tanto che lo stemma civico della città riporta ancora oggi l’immagine dell’eroe greco a cavallo. Lo Statuto del Comune di Chieti così lo descrive: “Lo stemma rappresenta il Pelide Achille su un destriero rampante in campo azzurro armato di corazza, elmo e schinieri, con scudo ellittico nella sinistra e spada nuda nella destra. […] Lo stemma è sormontato da una corona regia dalla quale pende ai due lati un nastro recante la scritta TEATE REGIA METROPOLI UTRIUSQUE APRUTINÆ PROVINCIÆ PRINCEPS (Chieti città regia e capoluogo di entrambe le province degli Abruzzi)”.

Stemma del Comune di Chieti

Sappiamo con certezza che il primo nucleo della città risale all’epoca preromana ed era, secondo gli storici antichi, il centro principale del popolo italico dei Marrucini. Gli scavi archeologici hanno dimostrato, infatti, come il nucleo centrale fosse situato nell’area dell’attuale Civitella, raccolto attorno a tre templi, uno dei quali dedicato al dio Ercole insieme ad altri dedicati non a caso alla dea Teti. Indubbiamente gli scritti dello storico e giurista Girolamo Nicolino (1604-1665) contenuti nella Historia della città di Chieti, così come le parole di Fazio degli Uberti (1305 o 1309 – post 1367) nel Dittamondo, non hanno fatto altro che alimentare le diverse teorie sulle origini mitiche della città di Chieti.

«Vidi Tieti, dove già fu ‘l seggio

della madre d’Achille, e di questo

per testimon quei del paese chieggio

Fazio degli Uberti, dal Dittamondo

Ma molto ci raccontò anche lo storico teatino Lucio Camarra (1596-1656). Camarra fu tra i primi ad indagare negli scritti del filosofo greco Strabone e per questo abbracciò l’ipotesi di una discendenza di Chieti da popoli arcadi del Peloponneso, che vi si sarebbero insediati edificando la città. Camarra, inoltre, individuò il momento della fondazione ben 560 anni e otto mesi prima della guerra di Troia (circa 1232 a.C.). L’ipotesi di Camarra, dunque, ci spingerebbe a pensare che la città di Chieti possa avere ben 3254 anni!

Una iscrizione lapidea frammentata in caratteri angioini e posta da architrave di una porta interna del Municipio di Chieti reca, infine, i seguenti versi: “Rappresento la testa di Achille, un tempo dominante nella città di Chieti e nel territorio circostante e che questa sia l’immagine del grande Achille, figlio di Teti e vincitore dei Troiani attestato dalla pubblica tradizione. Se vuoi conoscere il volto del grande Achille, mira lo scolpito in questo marmo”.

Teti immerge Achille nello Stige – Pierre Rogat

Ma come andarono davvero le cose? O meglio… qual è oggi l’ipotesi più accreditata sulle origini della città? Come dimostrano alcuni reperti conservati nel Museo Universitario di Scienze Biomediche, il territorio teatino fu abitato sin dall’epoca preistorica e i primi rinvenimenti archeologici senza dubbio risalgono al III millennio a.C.

Si ipotizza, dunque, che Chieti fu una delle tante città fondate dai discendenti degli Osco-Umbri, chiamati Sanniti, nella tribù dei Marrucini. I Marrucini erano una tribù minore del popolo dei Sanniti, stanziatisi nelle zone di Chieti, Rapino e Guardiagrele, e in altre fasce territoriali comprese a sud del fiume Pescara e a nord del Foro. I Marrucini parteciparono alla coalizione di popoli italici che si scontrò con la Repubblica Romana nel IV secolo a.C. nelle cosiddette Guerre sannitiche. I Marrucini inizialmente parteciparono agli eventi bellici, per poi ritirarsi dalla guerra siglando di fatto una resa con Roma.

Immagine di Chieti appartenuta al barone Giuseppe Toppi, patrizio Chietino

L’antica Teate si sviluppò a partire dal II secolo a.C., soprattutto durante l’epoca imperiale, quando divenne municipium. Dopo la guerra sociale fino alle guerre del periodo tardo-repubblicano e imperiale, il centro era noto come Teate Marrucinorum. A seguito di una ripartizione territoriale, infine, fu inserita nella Regio IV Samnium in seguito all’adesione alla Lega italica di Corfinium. Indubbiamente questo intreccio di mito e storia e le diverse ipotesi portate avanti da filosofi e storici nel corso dei secoli, hanno regalato alla città di Chieti e alle sue origini grande fascino e notevole spessore. Una storia millenaria, dunque, che merita di essere conosciuta e quanto più apprezzata.

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