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I popoli Italici che dominarono l’Abruzzo preromano

Chi abitava l’Abruzzo prima della dominazione romana?

L’Abruzzo preromano era abitato da diversi popoli, o meglio etnie, che dominarono la nostra regione sino all’arrivo dei romani. Ma il loro contributo storico non sempre sembra essere meritevole dei dovuti approfondimenti e della dovuta attenzione.

Le dieci popolazioni

Le fonti antiche hanno stabilito la presenza sul territorio di dieci popolazioni, quattro delle quali vengono attribuite a territori che ricadono solo parzialmente entro gli attuali confini amministrativi abruzzesi (Pentri e Frentani verso il Molise, Sabini ed Equi verso il Lazio). Le altre sei, invece, sono rappresentate dai Carricini, Peligni, Marsi e Vestini nella zona interna, che si sommano ai Marrucini e ai Pretuzi nella fascia tra gli Appennini centrali e la costa.

La distribuzione dei popoli Italici sovrapposta all'attuale Abruzzo
La distribuzione dei popoli Italici sovrapposta all’attuale Abruzzo

1. Frentani

I Frentani sono stati un antico popolo italico di lingua osca insediato nella regione costiera dell’Adriatico centrale, tra le foci dei fiumi Sangro e Biferno. I municipia del popolo frentano erano Anxanum (Lanciano – CH), Histonium (Vasto – CH), Larinum (Larino – CB), Cliternia (San Martino in Pensilis – CB, Torre Ramitelli o Campomarino – CB), mentre tra le realtà abitative minori  vi erano Hortona (Ortona – CH) e Buca (tra Vasto e Termoli) in prossimità della costa.

Entrati in conflitto con l’impero romano alla fine del IV secolo a.C., i Frentani vennero sconfitti definitivamente al termine della seconda guerra sannitica tra il 319 e il 304 a.C.

2. Carricini

Livio descrive i Carricini così: “Non fuggivano la guerra: erano così lontani dal cessare di combattere anche senza successo, che preferivano essere conquistati piuttosto che rinunciare a inseguire la vittoria.

Appartenevano alle tribù sannite insieme ai Pentri, ai Caudini e agli Irpini. La denominazione di Carricini, anziché “Carecini“, è stata valutata come la più corretta in seguito al ritrovamento di una lastra di bronzo a San Salvo (CH), che porta inciso un decreto del 384 d.C. relativo all’assemblea municipale del villaggio di Cluviae (Territorio di Casoli – CH). Occupavano l’area del basso Abruzzo a confine col Molise, presso il Sangro, alle pendici della Majella, nel territorio delimitato a nord dai Frentani e a sud dai Pentri isernini. Il popolo carricino si divideva in due gruppi: i Carricini supernates, a nord, che avevano come centro principale la città di Juvanum (i cui resti sono tra Torricella Peligna e Montenerodomo) e i Carricini infernates, a sud, il cui centro principale era proprio Cluviae.

3. Pentri

I Pentri erano una delle quattro tribù che costituivano il popolo dei Sanniti e che facevano parte della confederazione che andava sotto il nome di Lega sannitica. Erano stanziati nel Sannio settentrionale, a cavallo delle attuali province di Isernia, Campobasso, L’Aquila e Chieti (anche in questo caso tra Molise e Abruzzo). Il loro nome ha la stessa radice del celtico pen (sommità) e significherebbe quindi “popolo dei monti“. La loro capitale era Bovianum, probabilmente l’attuale Bojano ed era la tribù sannitica più potente.

4. Marrucini

I Marrucini erano un piccolo popolo italico di lingua osco-umbra, storicamente stanziato nel I millennio a.C. in una striscia di territorio lungo le coste adriatiche. La capitale era Teate, l’attuale Chieti, che venne fondata intorno all’VIII secolo a.C., ma si ricordano anche Interpromium (per alcuni corrispondente alla zona di San Valentino in Abruzzo Citeriore, per altri, invece, all’area dell’abbazia di San Clemente a Casauria) e il villaggio marino di Aternum, poi rinominato dai romani “Ostia Aterni“, ossia l’antica Pescara.

Popolo fortemente guerriero, si difese strenuamente dal processo di romanizzazione, subendo successivamente la conquista romana nel 304. Conservarono a lungo un certo margine di autonomia interna fino a quando, nel I secolo a.C., l’estensione a tutti gli Italici della cittadinanza romana, decisa in seguito alla Guerra sociale alla quale avevano preso parte anche i Marrucini, accelerò il processo di romanizzazione del popolo, che fu rapidamente inquadrato nelle strutture politico-culturali di Roma.

5. Peligni

Popolo di origine umbro-sabella, stanziato fin dal neolitico lungo la valle del fiume Aterno in Abruzzo, attorno ai monti della Majella, i Peligni parlavano una lingua simile all’osco umbro. Le origini alla famiglia imperiale romana dei Flavi di Vespasiano, Tito e Domiziano sono fatte risalire proprio a questa popolazione. Si suppone che la città capitale fosse Sulmo (Sulmona), infatti, secondo il poeta sulmonese Ovidio, così come scrisse nei Fasti, il  progenitore leggendario dei Peligni è Solimo, compagno di Enea, il quale avrebbe fondato Sulmona.

La distribuzione dei popoli italici. Tratta da LA REGINA A., Abruzzo e Molise. Guide archeologiche, Laterza editore, Roma-Bari 1993
La distribuzione dei popoli italici.
Tratta da LA REGINA A., Abruzzo e Molise. Guide archeologiche, Laterza editore, Roma-Bari 1993

6. Marsi

I Marsi abitavano la riva sud-orientale del lago del Fucino, estendendosi nelle vallate del Giovenco (Pescina), di Ortucchio e di Trasacco. Il territorio ancora oggi è nominato per l’appunto “Marsica“. Le origini sono avvolte nella leggenda, e si racconta che la stirpe ebbe origine da Marsia, massima divinità del popolo, sorella di Angizia, dea del culto delle serpi, rito ancora oggi praticato a Cocullo nella festa di San Domenico. La capitale era Marruvium, dove oggi sorge San Benedetto dei Marsi. Ancora oggi sono visibili le imponenti vestigia come le due tombe funebri, le terme romane e l’anfiteatro fuori le mura.

7. Equi

Abitavano un’area fra il Lazio e l’Abruzzo. Le loro unità abitative erano localizzate nell’area tra i Piani Palentini di Tagliacozzo e Alba Fucens, con città capitale Nersae (Nesce). Nell’età del ferro, gli Equi costituirono un punto di riferimento civico per l’amministrazione romana a confine tra il Lazio e il Sannio abruzzese. Gli Equi sono ricordati per la loro valenza militare, e per le forti opposizioni ai Romani tra la fine del V secolo e gli inizi del IV. Virgilio nell’Eneide descrisse l’indole aggressiva e selvaggia degli Equi che abitavano i monti dell’alta Ciociaria, dall’alta Valle dell’Aniene all’Imelia, fino al lago Fucino ma, come Tito Livio raccontò più tardi, il territorio fu ugualmente conquistato tra il 304 e il 303 a.C. da Roma.

8. Vestini

Si presume che i Vestini prendano nome dalla Dea Madre Vesta. I Vestini si stanziarono nell’XI sec. a.C. nella zona tra l’Altopiano delle Rocche e la valle dell’Alterno fino al Mar Adriatico all’altezza di Penne. Le fonti storiche ci riconducono al 324 a.C., periodo della seconda guerra sannitica, durante la quale i Vestini si allearono con i Sanniti contro Roma. Subirono un processo di romanizzazione in due fasi: la fascia interna fu annessa a Roma già nel III secolo, mentre quella costiera rimase indipendente sino alla guerra sociale.

9. Sabini

I Sabini occupavano un vasto territorio al centro della Penisola, tra il Lazio reatino e l’Abruzzo aquilano. Da Amiternum, antica città sabina che precedette L’Aquila (fondata nel 1254), il territorio si estendeva fino a Roma e comprendeva le città di Reate (Rieti), Norcia, Trebula Mutiesca (Monteleone Sabino) e Curi di Fara in Sabina. I Sabini erano una popolazione che ebbe grande forza espansionistica tramite il “Ver Sacrum”, o primavera sacra, che prevedeva, a seguito di un giuramento fatto al dio Sanco, lo spostamento annuo in primavera di un gruppo di giovani che andava a stanziarsi in altre terre, dando vita a nuovi popoli.

10. Pretuzi

La popolazione dei Pretuzi si stanziava tra i fiumi Salinello e Vomano. La presenza storica risalente al Neolitico è testimoniata dalla necropoli di Campovalano (Campli). Dopo il 290 a.C., alla fine della terza guerra sannitica, il territorio dei Pretuzi, come quello sabino, venne annesso alla compagine romana e i centri principali che vi sorsero furono colonie romane: Castrum Novum (Giulianova) e Hadria (Atri). La stessa Interamnia Praetuttiorum (o Praetutia), l’antica Teramo, venne romanizzata pochi decenni dopo.

La romanizzazione del territorio

La storia di tutte queste popolazioni, considerate dagli autori antichi le più bellicose dell’intera penisola (gentes fortissimae Italiae), nel corso del IV sec. a.C. ripercorre la loro opposizione al crescente espansionismo romano. Questo capitolo racchiuso tra le guerre sannitiche (343-341, 326-304, 298-290 a.C.) e la spedizione italiana di Pirro (280-275 a.C.) si conclude con la resa di questi popoli sancita da un irreversibile processo di romanizzazione dei loro territori. Nella Descriptio Augustea (la sistemazione amministrativa regionale che Augusto diede, probabilmente anche su base etnica, all’Italia ormai romanizzata – circa 7 a.C.) le popolazioni abruzzesi vennero assegnate alla Regio IV (Sabini et Samnium), ad esclusione dei Pretuzi del Teramano che, considerati Piceni, vennero assegnati alla Regio V (Picenum per l’appunto).

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