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Mostaccioli abruzzesi: l’abbraccio tra mandorle e cioccolato

Mostaccioli abruzzesi

È molto probabile che il nome mostaccioli sia capitato di leggerlo, ascoltarlo e vederlo associato a diversi dolci sparsi nelle varie regioni italiane. Come spesso capita l’intuizione originaria si diffonde rapidamente e ognuno rivendica la paternità di quel piatto, anche perché magari ha apportato alla ricetta tradizionale qualche modifica che ne giustifica l’unicità. Senza nulla togliere alla bontà delle altre versioni, noi vogliamo conoscere meglio i nostri mostaccioli, ovvero quelli abruzzesi.

I mostaccioli abruzzesi

I mostaccioli abruzzesi sono probabilmente (sono diverse le fonti che attestano questa ricostruzione) quelli più vicini alla ricetta originaria, motivo per cui meritano un maggiore interesse.

Ma il desiderio più grande che ci spinge a parlarne è la loro squisitezza. A volte parlare di bontà risulta riduttivo e questo è uno di quei casi in cui le parole non rendono la meraviglia di una ricetta. Abbiamo parlato di un abbraccio, come quello tra mandorle e cioccolato, ma tutti gli ingredienti necessari alla preparazione di questo dolce sono amalgamati tra loro in maniera superlativa. Quasi fosse un patto d’amicizia e d’affetto, pronti a restituire a chi assaggia questi biscotti, tutta la potenza del gusto.

La bellezza dei mostaccioli è anche quella di apparire estremamente semplici, poco elaborati. Perché la ricchezza è sotto la superficie, come un tesoro prezioso caduto nel fondo del mare e pronto ad essere estratto non dai pirati o da qualche sommozzatore, ma da tutti coloro che ad ogni morso sapranno ascoltare l’eco di una storia che viene da molto lontano.

Un dolce antico

Delle origini di questo biscotto non si hanno notizie certe, ma qualche indicazione utile (e intrigante) arriva, come spesso accade, dall’analisi delle parole. In latino il termine mustaceum compare addirittura in un’opera di Catone (il De Agricoltura), nel quale il poeta romano descrive in maniera sintetica gli ingredienti che componevano questo dolce. Queste le sue illustri parole: “intridi un moggio di farina con il mosto, aggiungici anice, cumino, due libbre di grasso, una libbra di cacio e della corteccia di alloro, quando avrai impastato e dato la giusta forma, cuoci sopra foglie di lauro.” Questa parola stava proprio a indicare una focaccia dolce che aveva come ingrediente principale il mosto d’uva cotto.

Il successo di questo dolce è attestato anche da altri autori dell’antichità (compresi Cicerone e Giovenale). Questi biscotti venivano preparati per essere donati agli ospiti che salutavano e tornavano alle proprie dimore. Rappresentavano un gesto di congedo, consegnando loro qualcosa di straordinariamente buono. In alcuni casi questo era un dolce utilizzato anche come torta nuziale, che infatti prendeva il nome di mustaceus.

I mostaccioli morbidi al cioccolato

È difficile raccontare i mostaccioli abruzzesi, perché si tratta di un’esperienza, più che della descrizione dell’effetto di questo o quell’ingrediente. Questi biscotti, che nonostante le numerose imitazioni rimangono insuperabili, sono un abbraccio tra il mosto cotto, la farina, il miele, le mandorle, il cacao e quel sublime rivestimento di glassa al cioccolato che rende il tutto così straordinario. Un abbraccio anche per i sensi che si danno appuntamento nel palato che, ad ogni morso, accoglie l’entusiasmante racconto di una storia antica, che ad ogni biscotto continua ancora oggi ad essere raccontata.

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