in

Gli abruzzesi che non ti aspetti – II parte

5 personaggi nati in Abruzzo che hanno fatto la storia

Negli scorsi articoli ci siamo occupati di alcuni personaggi d’eccezione che sono nati in una terra forte e gentile come l’Abruzzo. Abbiamo raccontato brevemente le loro vite e recuperato i loro rapporti con la terra natìa. Fiduciosi, dunque, di aver alimentato la vostra curiosità, vi riproponiamo in questo nuovo contenuto i nomi e le particolarità di altri 5 abruzzesi d’eccezione che hanno scritto e arricchito la nostra storia.

5 abruzzesi d’eccezione

ANNIBALE DE GASPARIS

L’astronomo Annibale De Gasparis è nato nel comune di Bugnara in provincia dell’Aquila nel 1819. Figlio di un medico, studiò nei seminari di Sulmona e Chieti appassionandosi alla lettura dei classici e imparando la matematica da autodidatta. Nel 1838 arrivò a Napoli per studiare ingegneria presso la Scuola di Ponti e Strade e l’anno successivo fu accettato come alunno presso l’osservatorio astronomico. Pubblicò i suoi primi lavori scientifici nel 1845 sulla misura dell’orbita del pianetino Vesta.

Nel 1848 partecipò ai moti liberali, ma evitò la repressione borbonica dedicando a re Ferdinando la scoperta di un nuovo asteroide fatta il 12 aprile del 1849, dandogli il nome di Igea Borbonica. L’11 maggio dello stesso anno scoprì un secondo pianetino, Partenope, e il 2 novembre del 1850 scoprì Egeria. Seguì Eumonia nel 1851, Psiche e Massalia nel 1852, Themi nel 1853, Ausonia nel 1861 e infine Beatrice il 26 aprile 1865. Già nel 1851 la Royal Astronomical Society di Londra gli assegnò il riconoscimento più prestigioso, la medaglia d’Oro e Federico Guglielmo di Prussia gli conferì il titolo di Cavaliere dell’Ordine dell’Aquila Rossa.

Annibale De Gasparis

VINCENZO CERULLI

Vincenzo Cerulli, nato a Teramo il 26 aprile 1859, si laureò in fisica presso l’Università di Roma nel 1881 e subito dopo, allo scopo di perfezionarsi nelle discipline astronomiche, si trasferì per quattro anni in Germania, lavorando presso gli Osservatori di Bonn e Berlino e frequentando il Rechen Istitut. Poco più che trentenne acquistò una collina presso Teramo, cui dette il nome di Collurania (Collis Uraniae), creandovi un osservatorio astronomico dotato di strumenti sofisticati e moderni per l’epoca.

A Collurania Cerulli si dedicò con passione e continuità alle osservazioni e ai calcoli per circa un ventennio. Qui fu autore di molte osservazioni del pianeta Marte, grazie alle quali si distinse tra i primi sostenitori della teoria, poi rivelatasi fondata, che i famosi canali di Marte, osservati da Giovanni Schiaparelli, non fossero reali ma delle semplici illusioni ottiche. Nel 1917 donò allo Stato l’osservatorio di Collurania, con la condizione che questa fosse sempre dedicata allo studio indipendente dell’astronomia. Il Governo italiano accettò il dono nel 1919, disponendo che l’osservatore si intitolasse al nome del suo fondatore.

Vincenzo Cerulli

SILVIO SPAVENTA

Intorno all’abruzzese Silvio Spaventa, nato a Bomba nel 1822, non si è scritto molto, benché la sua importanza come uno dei maggiori patrioti e uomini politici dell’Ottocento italiano sia incontestabile. Fratello minore del filosofo Bertrando, Silvio nacque da un’agiata famiglia abruzzese: i suoi genitori furono Eustachio Spaventa e Maria Anna Croce, prozia del filosofo Benedetto Croce. Ricevette la prima educazione in casa e, nel 1836, venne inviato a proseguire gli studi nel Seminario di Chieti, dove già studiava il fratello.

Nel 1843 si trasferì a Napoli, dove lavorò come precettore dei figli del magistrato Benedetto Croce, fratello di sua madre e nonno dell’omonimo filosofo. Per la sua attività antiborbonica fu condannato a morte, pena poi tramutata nel 1852 in ergastolo e nel 1859 in esilio perpetuo. Tuttavia, il piroscafo Stewart, che doveva condurlo insieme ad altri 68 condannati politici in America, in seguito all’ammutinamento dell’equipaggio, lo condusse in realtà in Irlanda presso Queenstown, nella Baia di Cork. Da qui raggiunse Londra e poi Torino, dove entrò in contatto con Cavour divenendo uno dei fedeli seguaci.

Silvio Spaventa

BENEDETTO CROCE

In coda alla Storia del Regno di Napoli, Benedetto Croce volle pubblicare due monografie dedicate rispettivamente a Montenerodomo, paese del padre, e Pescasseroli, paese della madre, dove egli stesso nacque nel 1866. L’Appendice fu intitolata così: Due paeselli d’Abruzzo. A diciassette anni perse i genitori e la sorella durante il terremoto di Casamicciola, nell’isola d’Ischia, dove Croce si trovava in vacanza con la famiglia. In seguito a questo tragico episodio fu affidato, assieme al fratello superstite Alfonso, alla tutela del cugino Silvio Spaventa, figlio della prozia Maria Anna Croce.

Iscritto alla facoltà di giurisprudenza presso l’università di Napoli, Croce lasciò gli studi e nel 1886 acquistò la casa in cui aveva vissuto il filosofo Giambattista Vico. Dopo aver visitato le principali nazioni europee, rivolse la sua attenzione alle teorie sviluppate da Marx e Hegel. Affiancò poi l’attività politica a quella letteraria e filosofica. Guardò persino con simpatia il primo fascismo, ma vi si allontanò drasticamente dopo l’omicidio Matteotti. Nel 1947 abbandonò la politica, circa cinque anni prima della morte avvenuta a Napoli.

Benedetto Croce

EDOARDO SCARFOGLIO

Abruzzese di nascita, esattamente di Paganica, frazione dell’Aquila, Edoardo Scarfoglio visse gran parte della sua vita a Napoli coniugando le attività di giornalista e scrittore. Della sua produzione restano poesie, racconti e saggi critici ma l’eredità più preziosa che ha lasciato è il quotidiano Il Mattino da lui fondato il 16 marzo del 1892 insieme alla celebre scrittrice Matilde Serao, sua consorte. Un episodio singolare nella vita di questo giornalista è senza dubbio il duello con un altro abruzzese d’eccezione, Gabriele d’Annunzio.

Il Vate era molto amico di Matilde Serao tanto che quando vennero celebrate le nozze fra Scarfoglio e la Serao, lo stesso d’Annunzio pensò di scriverne la cronaca mondana, pubblicata poi su un quotidiano romano. Tuttavia questa amicizia venne minata quando nel 1886, il quotidiano romano “Il Corriere di Roma”, concorrente della testata di Scarfoglio e della Serao, annunciò che avrebbe offerto ai propri abbonati un nuovo romanzo di d’Annunzio. I coniugi Scarfoglio decisero, dunque, di reagire a quella che credevano una provocazione.

E così pubblicarono sul proprio quotidiano delle parodie del romanzo di d’Annunzio che si era aggiudicato “Il Corriere di Roma”. Gabriele d’Annunzio non rimase di certo con le mani in mano e pubblicò un attacco feroce a Scarfoglio. Edoardo Scarfoglio, di conseguenza, dovette rispondere con una sfida a duello contro d’Annunzio, sfida che si tenne il 23 novembre 1886 nei pressi di Porta Pia. L’esito premiò Scarfoglio: d’Annunzio venne sconfitto al terzo assalto. Ciononostante, il duello non riuscì a porre davvero fine all’amicizia che legava i tre intellettuali.

Edoardo Scarfoglio e Matilde Serao

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Installare un ascensore

Installare un ascensore: dove, come e perché farlo

Cucina popolare frentana: il progetto della cultura gastronomica