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San Teodoro Martire: il primo patrono di Vasto

La storia del patrono che ha preceduto San Michele Arcangelo

Domani, 29 settembre, la Chiesa cattolica celebra la memoria dei Santi Michele, Gabriele e Raffaele. San Michele, per l’appunto, è il patrono della città di Vasto (CH). Tuttavia, in molti non sanno che prima dell’arcangelo, i vastesi acclamarono patrono San Teodoro martire, la cui storia e le cui origini restano avvolte nel mistero.

La storia di San Teodoro

La storia del patrono dimenticato inizia il 4 dicembre del 1751; le cronache narrano di un evento di straordinaria importanza, a noi riferito dal prezioso documento tratto dal libro “Storia di Vasto” di Luigi Marchesani.  Quel giorno, il corpo di San Teodoro Martire giunse a Vasto e fu solennemente accolto dalla comunità ecclesiale della Collegiata Insigne di San Pietro. Il santo fu poi acclamato Patrono dal popolo radunatosi nell’area di Porta Nuova. L’urna fu poi condotta in processione nell’omonima Chiesa di San Teodoro, ubicata nell’odierna Via San Francesco d’Assisi (un tempo strada de’ Forni) e nel secolo scorso spostata presso l’Altare del transetto destro della Chiesa del Carmine.

"Storia di Vasto" di Luigi Marchesani - 1838
Storia di Vasto” di Luigi Marchesani – 1838

Il mistero del Marchese d’Avalos

Uno storico del posto, l’architetto Francescopaolo D’Adamo, in un’intervista alla testata locale vastese, Zonalocale, avanzò l’ipotesi secondo cui il corpo di San Teodoro corrisponderebbe a quello del Marchese Cesare Michelangelo d’Avalos, promotore delle arti e personalità dai vasti interessi culturali, che donò alla città di Vasto in data 3 novembre 1695 il corpo di San Cesario. L’importante dono fu motivato dal desiderio di trasformare la città di Vasto in un centro culturale alla stregua di Urbino, rendendola custode dell’urna di un grande santo per cui i vastesi mostrarono fin da subito estrema devozione.

Chiesa di San Teodoro. Dalla mostra fotografica Tesori segreti di Vasto. Foto Federico Dessardo
Chiesa di San Teodoro. Dalla mostra fotografica “Tesori segreti di Vasto”.
Foto Federico Dessardo

La successiva collocazione del corpo di San Teodoro, dall’omonima cappella divenuta in seguito cappella gentilizia dei baroni Ciccarone, alla Chiesa del Carmine, non sarebbe del tutto casuale. Si narra infatti che la Marchesa Ippolita d’Avalos, moglie del Marchese Cesare d’Avalos, fosse estremamente affezionata alla Chiesa del Carmine tanto che, come riporta un’iscrizione al suo interno, ogni giorno veniva celebrata una messa in suo ricordo. Oltretutto, dopo la morte del Marchese avvenuta nel 1729, il suo corpo non fu mai ritrovato. Secondo alcune cronache sarebbe stato sepolto nella chiesa di San Francesco di Paola (nota anche come Madonna dell’Addolorata) ma nessuna lapide segna tuttavia il suo sepolcro.

Il corpo di San Teodoro
Il corpo di San Teodoro conservato nella Chiesa del Carmine

Proprio da questo mistero, nasce l’ipotesi mai verificata secondo cui fu proprio il corpo del Marchese ad essere stato accolto e portato in processione dai vastesi quel famoso 4 dicembre 1751, per poi essere trasferito e tuttora custodito nella Chiesa del Carmine, la prediletta dalla moglie Ippolita. Certi siamo del fatto che prima del 1827, data in cui San Michele Arcangelo divenne Santo Patrono di Vasto, la protezione della città fu affidata a San Teodoro di Amasea, un vescovo del VII secolo, il cui nome vuol dire proprio “Dono di Dio”.

Il Patrono di Vasto oggi

La devozione, quella dei vastesi verso l’arcangelo Michele, risale al tempo in cui la città faceva ancora parte del Regno di Napoli. Nel marzo del 1656, una terribile pestilenza colpì lo Stato partenopeo, seminando vittime da ogni parte e spopolando diverse città come Chieti e Foggia. Debellata la malattia dopo parecchi mesi, ufficialmente si contarono 285 mila morti. La peste, però, non fu l’unica sciagura abbattutasi sul territorio in quel periodo. Infatti, nella notte tra il 31 gennaio e il 1 febbraio 1657, quando ancora il contagio si diffondeva tra le varie contrade, un fortissimo terremoto devastò l’intera Puglia, distruggendo, tra gli altri, i vicini paesi di Lesina, Lucera, Sannicandro e San Severo.

Da questa serie di catastrofi che misero in ginocchio i diversi centri del regno napoletano, Vasto fu sempre “miracolosamente” risparmiata, essendosi posta già agli inizi del 1656, come ricorda ancora una volta lo storico Luigi Marchesani, “sotto il potentissimo patrocinio dell’Arcangelo San Michele“, per cui, in suo onore, l’anno successivo, i cittadini dell’antica Istonio edificarono una Chiesa.

Come si presenta la Chiesa di San Michele oggi
Come si presenta la Chiesa di San Michele oggi

Proprio nella prima metà dell’Ottocento, nuove epidemie di peste e colera si abbatterono sull’Italia minacciando nuovamente Vasto. Fu così che i vastesi, riuniti nella chiesa di San Giuseppe, dove all’epoca era conservata la statua di San Michele, decisero di ristrutturarne il tempio originario e di formulare una richiesta ufficiale per far diventare l’arcangelo il patrono della città. La richiesta fu inviata nel 1827 a Leone XII. Papa Gregorio XVI concesse che il 29 settembre, ricorrenza di San Michele, fosse considerato festa di precetto a Vasto.

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