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L’emigrazione dall’Abruzzo: storie di uomini in cerca di fortuna

I racconti di chi lasciava la propria terra nella speranza del ritorno

Emigrazione dallAbruzzo

Il destino che accomunava molti abruzzesi durante la prima metà del secolo scorso li vedeva prende il nome di emigrazione. Se ad una qualsiasi persona anziana di un qualsiasi paese d’Abruzzo si chiedesse di indicare l’evento che maggiormente ha segnato la storia della regione, senza esitazione risponderebbe l’emigrazione; un fenomeno permanente o, meglio, una dimensione concreta, che ha accompagnato il vissuto della maggior parte dei suoi abitanti per oltre centocinquant’anni.

La fame, la povertà e la mancanza di lavoro, soprattutto durante l’inverno, hanno spinto molti uomini ad emigrare all’estero. Le partenze non furono mai solitarie, individuali. Furono sempre partenze di grandi gruppi. E questo determinava un inevitabile spopolamento di interi paesi.

Di certo, le intenzioni iniziali degli emigrati non puntavano ad un abbandono definitivo della terra di origine. In fondo, l’atteggiamento del lavoratore abruzzese restava quello tenuto da secoli nell’emigrazione stagionale: una ricerca di risorse in terre straniere per migliorare la condizione sociale nell’ambito della comunità di origine. Ma senza dubbio, il crescere delle distanze, le diverse condizioni di lavoro e il costo del viaggio indussero molti lavoratori abruzzesi a non praticare il ritorno annuale, soprattutto perché il posto di lavoro tendeva a non essere più quello stagionale, ma caratterizzato, soprattutto all’estero, da maggiore specializzazione e stabilità.

L’idea che subentrava, dunque, era l’ipotesi di una accumulazione di denaro in un arco di parecchi anni, sino a raggiungere una somma tale da garantire un ritorno al paese di origine che venisse accompagnato da un mutamento di status. E lo status era ancora legato all’acquisto di buone terre e di una casa dignitosa. Solo a questo punto, cioè dopo l’accumulazione di una somma adeguata, alcuni di questi migranti fecero ritorno.

– Cara moglia. Lettere a casa di emigranti abruzzesi di Emiliano Giancristofaro, edito da Carabba, 1984.

"Cara moglia" di Emiliano Giancristofaro
“Cara moglia” di Emiliano Giancristofaro

Nel Novecento, l’emigrazione abruzzese non ha mutato la struttura delle convenzioni formali e le gerarchie di status del gruppo originario. Anche quando era lontano, l’uomo continuava a comandare, a indirizzare, a orientare le azioni dei familiari, nei confronti dei quali si sentiva responsabile. La presente raccolta di “storie di vita” degli emigrati abruzzesi, documentate attraverso le testimonianze epistolari, suggerisce, unifica e propone i denominatori comuni di tutto il fenomeno dell’emigrazione regionale: la povertà, la sofferenza, la gelosia, i tradimenti, la solidarietà, il familismo e le piccole conquiste, pagate con costi umani altissimi.

– Lamericaaa! Lamericaaa! 1916, un racconto di Roberto Giuliani illustrato da Simona Pasqua, edito da Edizioni Menabò, 2017.

Illustrazione di Simona Pasqua
Illustrazione di Simona Pasqua

Il libro rappresenta la prima uscita di ControVento, collana illustrata per ragazzi con la collaborazione dell’associazione Tutti pazzi per Corvara, che nel 2017 ha dato vita al Premio CorvarAbruzzo per l’illustrazione. A vincere la prima edizione del premio è stata proprio Simona Pasqua, giovane illustratrice che ha raccontato con la sua arte la storia del sedicenne Antonio Rosati, costretto dal padre a lasciare il piccolo borgo di Corvara per imbarcarsi sul piroscafo Duca d’Aosta, impegnato in uno dei suoi tanti viaggi carico di passeggeri di terza classe speranzosi di trovare fortuna negli Stati Uniti d’America.

Il libro racconta il tormentato viaggio del giovane, prima in treno da Torre de’ Passeri fino a Napoli e poi in nave. “Lamericaaa Lamericaaa” è il grido forte  dei passeggeri sul ponte della nave alla vista di Ellis Island, l’isolotto artificiale in cui i migranti diretti verso gli Stati Uniti venivano identificati e schedati una volta toccato il suolo.

Lamericaaa! Lamericaaa! 1916
Lamericaaa! Lamericaaa! 1916

 

Immagine in evidenza: illustrazione di Simona Pasqua

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