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Le Grotte del Cavallone riaprono al pubblico: gioiello del Parco della Maiella

Grotte del Cavallone

Riaperte al pubblico le Grotte del Cavallone, chiuse dal 2018 a causa degli interventi di revisione e manutenzione generale della funivia di accesso Colle Rotondo-Cavallone.

Le grotte del Cavallone sono grotte di interesse speleologico, con ingresso a 1475 metri di quota sul versante orientale della Maiella, hanno 1360 metri di cavità visitabili e ricadono nei territori di Lama dei Peligni e Taranta Peligna, in provincia di Chieti.

Conosciute anche con il nome di “Grotte della figlia di Iorio”, perchè nel 1904 Francesco Paolo Michetti, per il secondo atto della tragedia pastorale “La figlia di Iorio” di Gabriele D’Annunzio, realizzò la scenografia ispirandosi all’atrio d’ingresso della grotta del Cavallone.

Le Grotte del Cavallone

La grotta del Cavallone trae la propria denominazione dal cavallo, del quale ne ricorda esternamente il profilo laterale, con l’ingresso che corrisponderebbe all’occhio destro dell’equino, in alternativa, il nome della grotta potrebbe derivare proprio dalla valle stessa, in passato denominata Valle Cavallo.

Per accedere al suggestivo atrio di entrata della Grotta ci sono circa 300 scalini, scavati nella roccia. Prima del 1894 vi si accedeva tramite delle corde stese dall’alto. La Grotta del Cavallone, di origine carsica, si sviluppa per più di due chilometri; si divide in una galleria principale e tre diramazioni secondarie. Le cavità interne sono ricche di stalattiti e stalagmiti e di pareti rocciose fatte di minerali e rocce come l’alunite, il calcare e il gesso. Popolata da diverse specie di pipistrelli, risulta caratterizzata da una temperatura interna costante di 10 °C e da un tasso di umidità del 96%.

Tra i siti presenti, ve ne sono alcuni con nomi fantasiosi o di somiglianza, come la “sala degli elefanti”, la “sala dei prosciutti” e la “sala delle statue”, mentre altri riportano nomi dannunziani, come la “sala di Aligi”. Del sistema speleologico della grotta del Cavallone fanno parte anche la grotta dell’Asino e la grotta del Bue (o del Bove), situate nelle vicinanze e ricadenti nel territorio dell’ex riserva naturale Maiella Orientale.

Un po’ di storia

La grotta venne notata per la prima volta dai pastori locali che con il bestiame salivano sui pascoli d’alta quota della Maiella, che tuttavia non la visitarono mai. Una prima visita avvenne solo a partire dal 1666, anno in cui venne effettuata una prima esplorazione della caverna, come testimonia la data del 1666 incisa, assieme ad altre via via più recenti, in un masso sito nell’atrio dell’ingresso.

Tuttavia come anno della prima vera e propria esplorazione della grotta si considera il successivo 1704, ad opera di Donato Antonio Franceschelli e Jacinto de’ Simonibus, di professione medico, che la visitarono assieme a quella del Bue (o del Bove).

Nel 1865, un pastore di Taranta Peligna, un certo Matteo Ciavarra, nel recuperare una sua capra che si era sperduta sui monti, entrò, dopo più di un secolo dall’ultima visita, nell’antro, contribuendo a ravvivare l’interesse per la grotta: infatti subito nello stesso anno il dottor Egidio Rinaldi la percorse, spingendosi oltre la “bolgia dantesca”. Nel 1893 fu il turno di Alessandro De Lucia, cancelliere di Pretoro, che assieme a un contadino e due minatori riuscì a calarsi nel “pozzo senza fine”; lo stesso fondò la Società delle Grotte del Cavallone e del Bue, i cui soci realizzarono nel mese di dicembre la scalinata d’accesso scavata nella roccia e nei punti più pericolosi del percorso delle scale in legno, di cui permangono i resti.

I lavori di recupero

I lavori sull’impianto sono stati realizzati in stretta collaborazione con l’Ente Parco nazionale della Maiella apportando migliorie dal punto vista ambientale e della tutela naturalistica: rifacimento della linea elettrica di alimentazione mediante sostituzione dei tre cavi elettrici in rame nudo con un unico cavo precordato isolato che eliminerà il rischio di elettrocuzione per gli uccelli; sistemazione degli scarichi dei servizi igienici della stazione di monte e quelli della stazione di valle con il collegamento alla conduttura fognaria esistente; regolamentazione all’accesso della strada di servizio dell’impianto riservato a eventuali operazioni di emergenza e soccorso.

I periodi di esecuzione dei lavori sull’impianto sono stati concordati con i tecnici del Parco in relazione alle necessità di tutela delle specie nel periodo di riproduzione, in particolare per l’Aquila Reale e, nella zona sommitale dell’impianto, per l’Orso Bruno Marsicano.

Le Grotte del Cavallone sono state inserite dal Parco nel progetto internazionale Adriaticaves, finalizzato a promuovere la fruizione sostenibile del patrimonio speleologico del territorio e a incrementare l’efficacia della conservazione dell’habitat delle grotte. Nell’ambito di questo progetto le Grotte sono state interamente scansionate con la tecnologia 3D per le attività sia di conservazione sia di promozione.

 

Immagine in evidenza: thanks to rivistanatura.com

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