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L’Abruzzo nell’iconologia di Cesare Ripa

Simboli e allegorie per raccontare la nostra terra

Cesare Ripa

Cesare Ripa è stato uno studioso accademico e scrittore italiano che ha operato alla fine del 1500. Del 1593 è, infatti, l’opera “Iconologia overo Descrittione Dell’imagini Universali cavate dall’Antichità et da altri luoghi”, pubblicata a Roma dagli Heredi di Giovanni Gigliotti e dedicata al cardinale Salviati. L’autore presentava quest’opera come “necessaria à Poeti, Pittori, et Scultori, per rappresentare le virtù, vitij, affetti et passioni humane” raccogliendo in una vera e propria enciclopedia le personificazioni di concetti astratti, come la Pace, la Libertà o la Prudenza, contraddistinte da attributi e colori simbolici.

Tra questi non poteva mancare l’Allegoria dell’Abruzzo. Dalla prima edizione a stampa del 1593 a quella padovana del 1625, l’Iconologia fu stampata per ben sei volte a testimonianza della larghissima fortuna incontrata dal testo prima in Italia e poi in tutta Europa e soprattutto in Francia.

Allegoria dell’Abruzzo – 1603

L’Allegoria dell’Abruzzo viene descritta dallo stesso Ripa a partire dall’edizione del 1603:

Donna di aspetto virile et robusto, vestita di color verde, che stando in luoco erto et montuoso con la destra mano tenga un’asta et con la sinistra porgi con bella gratia una cestella piena di zaffarano et appresso lei da un de i lati sia un bellissimo cavallo. Si dipinge donna in luoco erto et montuoso, per essere questa Provincia così fatta.

Si fa vestita di color verde et di aspetto virile et robusto, percioché, come dice Plinio nel libro terzo, che gli huomini habitanti ne’ monti son vigorosi, robusti et più forti di quegli che habitano luoghi piani, esercitando più quelli il corpo che non fanno questi. Et perché produce questa Regione grandissima quantità di zafferano, del quale non solo ne participa tutta l’Italia, ma molti altri paesi ancora, si rappresenta che porghi la bella cesta piena di questi frutti.

Il bellissimo cavallo che gli sta appresso denota i generosi e molto nominati cavalli di Regno […] essendo animale di sua natura generoso et servendo al fatto della guerra, si attribuisce a’ Sanniti, huomini bellicosi che stettero a fronte più volte con l’esercito de’ Romani. L’asta che tien con la destra mano è per significato del lor proprio nome, significando (come dice Festo) la voce Greca sannia asta.”

Allegoria dell’Abruzzo – 1645

Come meglio si nota nell’allegoria del 1645, questa donna dalle forme rotonde e sinuose tiene nella mano destra un’asta, mentre con la sinistra regge un cesto contenente l’oro rosso d’Abruzzo, ovvero lo zafferano. La collocazione “in luoco erto et montuoso” viene motivata dal Ripa che riconosce nel territorio abruzzese una prevalenza del territorio montuoso rispetto a quello costiero.

Altra figura di notevole importanza sulla scena è il cavallo: l’animale deve essere associato alla guerra e in particolare alla popolazione Sannita che combatté più volte con l’esercito romano. Lo stesso significato bellico è da associare all’asta, anche in questo caso simbolo di forza e di guerra. Un’immagine iconica, da pochi conosciuta, che rappresenta la nostra terra forte e gentile in tutta la sua bellezza.

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