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“La Dodda”: il rituale che anticipava il matrimonio di una volta

Dalla stipula della dote al trasporto del corredo nuziale

La dote

Avete mai sentito parlare della dote delle vostre nonne?

Molto probabilmente sì, ma non tutti voi sapranno che dietro a questa antica tradizione si cela un particolare e specifico rituale che, per essere precisi, è giusto chiamare contratto. Ebbene sì, un vero e proprio atto risalente al diritto longobardo, necessario, o meglio ancora, obbligatorio per convolare a nozze.

La dote (che vuol dire regalo, dono) è l’insieme dei beni che la famiglia della sposa conferiva allo sposo con il matrimonio. L’usanza di molti paesi dell’Abruzzo, ma non solo, era quella poi di portare il corredo dalla casa della sposa a quella dello sposo, attraversando le vie del paese.

Pensate che fino al 1975 la dote era un bagaglio indispensabile e obbligatorio per la sposa e un onere necessario per padri e fratelli: non averla era per una donna un vero e proprio dramma, un ostacolo concreto tra lei e il potenziale pretendente.

Il corredo della sposa
Il corredo della sposa

Ma prima di stipulare questo storico contratto, in molti paesi (non solo in Abruzzo) il futuro sposo, per chiedere la mano della ragazza, si rivolgeva ad un intermediario, spesso un amico (lu ‘mmasciatore ovvero l’ambasciatore) che avrebbe dovuto fare da tramite tra le due famiglie. Lu ‘mmasciatore si recava a casa dei genitori della sposa per esaltare le qualità, le virtù ma soprattutto i beni del ragazzo. Gradito il pretendente e le sue disponibilità economiche, si procedeva con il fidanzamento durante il quale anche la famiglia dello sposo si preoccupava di conoscere il contenuto, ma soprattutto il valore, della dote della futura sposa.

Ed ecco che si definiva «dote intera» quella includente dodici, diciotto o ventiquattro esemplari per ogni capo di biancheria, mentre veniva denominata «mezza dote» quella composta da sei pezzi per ciascun capo. Proprio perché la dote costituiva un elemento essenziale per contrarre matrimonio, le classi meno agiate operavano grandi sacrifici per acquistare i tessuti necessari a confezionare un adeguato corredo alla propria figlia. Chi poteva permetterselo commissionava alle tessitrici e alle ricamatrici l’incarico di realizzare lenzuola, asciugamani, coperte, tovaglie da tavola ed ulteriori capi di pregevole fattura. Di solito le tessitrici venivano ricompensate con grano, olio e prodotti agricoli.

Visionata la dote, il cui contenuto era registrato mediante sottoscrizione firmata, veniva successivamente trasportata presso la nuova dimora.

Un lungo corteo, costituito da familiari, amici e parenti dei fidanzati, partiva dalla casa della promessa sposa pochi giorni prima del matrimonio recando in grandi ceste di paglia, nei cassettoni del comò (i traturi), nelle cassapanche (le casce), tutti addobbati con campanacci e nastri colorati, la biancheria e tutto ciò che serviva ad allestire la nuova abitazione. Il corteo attraversava le vie del paese sotto gli sguardi curiosi della popolazione che, dai balconi e dalla strada, osservava per apprezzare la qualità della biancheria.

I muli erano utilizzati per il trasporto dei capi più pesanti e ingombranti, come coperte, materassi e cuscini. In questo giorno di festa (lu jurn de la dodda o giorno della dote), i genitori dei due sposi, al cospetto dei presenti, recitavano la formula di rito che vincolava ambedue le famiglie ad assumersi gli obblighi sulla costituzione della dote. Veniva dunque stilata, in duplice copia, la nota del corredo che entrambe le famiglie avrebbero conservato.

Quella che vedrete nelle immagini che seguono è la documentazione originale relativa alla dote di Annunziata Rucci di Castiglione Messer Marino, classe 1909. Il documento è stato redatto il giorno 20 ottobre 1935. Accanto ai pezzi della biancheria o degli utensili che costituivano la dote, è riportato il valore di ogni singolo elemento del corredo. Nell’ultima parte sono stati riportati i doni ricevuti da amici e parenti.

Il documento inizia così…

“L’anno millenovecentotrentacinque – XIII° T.F. il giorno 20 ottobre in Castiglione Messer Marino precisamente nella casa di abitazione della Sig.ra Marietta Fiore, fu Vincenzo, sita nella Via Vittorio Emanuele, quale madre della Sig.rina Nunziatina Rucci di Ignazio che va maritata al Sig. Zaccardi Giuseppe di Domenico. La sopra nominata Marietta Fiore in qualità di madre da in dote alla figlia Nunziatina i sottonotati oggetti”

Materassi, coperte, lenzuola, utensili in rame, biancheria…insomma, tutto il necessario per la vita di una giovane coppia di sposi nell’Abruzzo del primo Novecento.

Una tradizione anche questa che sta andando perduta, ma che indubbiamente merita di essere conosciuta e apprezzata per la forte valenza che le veniva attribuita un tempo, e per la straordinaria storia che può raccontarci ancora oggi.

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