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Il ghiacciaio del Calderone, l’unico d’Abruzzo e il più meridionale d’Europa

Ghiacciaio Calderone

Il ghiacciaio del Calderone è l’unico ghiacciaio d’Abruzzo e anche il più meridionale d’Europa, anche se da tempo non è considerato più tale, ma un “glacionevato” diviso in due masse separate. Come può constatare chi lo raggiunge dai Prati di Tivo o dal rifugio Franchetti, o lo osserva dalla vetta del Corno Grande, da agosto in poi il ghiaccio è nascosto dalle pietre. Anche nelle condizioni attuali, però, il Calderone resta un monumento naturale straordinario.

Il ghiacciaio del Calderone

L’ombrosa e fredda conca del Calderone è protetta dal calore del sole dal Corno Grande del Gran Sasso d’Italia, il monte più elevato dell’Appennino, una specie di castello, con le sue quattro cime (Vetta Occidentale, Torrione Cambi, Vetta Centrale e Vetta Orientale). In questa gelida e riparata conca esposta a settentrione, è racchiuso il ghiacciaio più meridionale d’Europa, dopo il completo scioglimento di quello della Sierra Nevada in Spagna.

Anche se di dimensioni ridotte, con circa cinque ettari di superficie, il Calderone presenta tutte le caratteristiche morfologiche tipiche dei ghiacciai, come crepacci longitudinali e trasversali, morene laterali e frontali; quando le estati sono particolarmente calde e la neve si scioglie del tutto, tra luglio e agosto, esso si presenta pressoché completamente coperto dai detriti che costituiscono la morena superficiale, che contribuisce, comunque, a proteggerlo dalla fusione.

Il Ghiacciaio del Calderone costituisce una vera rarità climatica, essendo posto tra i 2800 e i 2680 metri di altitudine, quando il limite delle nevi perenni è stimato, sul Gran Sasso, a circa 3100 metri di quota. Esso rappresenta l’ultimo residuo dei grandi ghiacciai dei periodi glaciali del Quaternario, quando, a causa delle rigidissime temperature, estese e cospicue lingue di ghiaccio scendevano nelle valli del Chiarino, del Venacquaro, delle Cornacchie, nella Val Maone, a Campo Imperatore.

Il clima e la biodiversità sconosciuta

Il ghiacciaio del Calderone, sul massiccio del Gran Sasso, con la sua particolare posizione biogeografica sta probabilmente agendo come uno degli ultimi rifugi per specie legate agli ambienti freddi d’alta quota e per questo rare e a ridotta distribuzione nella regione mediterranea.

Specie che sono, dunque, a forte rischio di estinzione nell’attuale fase di riscaldamento climatico.

È di prioritaria importanza continuare il monitoraggio in queste aree per conoscere e proteggere una biodiversità a rischio di scomparsa, come suggerisce uno studio coordinato dall’Università di Milano e dall’Università dell’Aquila, pubblicato sulla rivista ‘The Holocene’ nel numero dell’8 giugno 2022, che esplora la biodiversità sconosciuta nell’ultimo ghiacciaio dell’Appennino.

Nell’attuale fase di riscaldamento globale, sottolineano gli studiosi, le aree glaciali relitte sono uno degli ecosistemi più minacciati al mondo. Sono ambienti unici, ricchi di biodiversità di grande interesse dal punto di vista sia scientifico sia conservazionistico: a questi risultati è giunto il team di ricerca guidato da Barbara Valle dell’Università di Milano e Michele Di Musciano dell’Università dell’Aquila, che ha analizzato e monitorato le comunità vegetali e animali ospitate nel Ghiacciaio.

Alcuni artropodi, come la nuova specie Desoria calderonis, descritta nella ricerca dello stesso team pubblicata sulla rivista scientifica ‘European Journal of Taxonomy’, sono particolarmente legati alla presenza di ghiaccio e quindi estremamente sensibili ai cambiamenti climatici in atto. Tra le piante, solo Arabis alpina è in grado di crescere sui detriti rocciosi presenti sul ghiacciaio, grazie alle sue caratteristiche uniche che le permettono di germinare e sopravvivere in un ambiente estremo.

 

Immagine in evidenza: thanks to loscarpone.cai.it

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