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Shoah, la mappa delle “pietre d’inciampo” in Abruzzo

Il 27 gennaio il mondo ricorda le vittime dell’Olocausto. Settantasei anni fa le truppe sovietiche dell’Armata Rossa arrivarono ad Auschwitz svelando l’orrore dei campi di concentramento e liberando i pochi superstiti. Uomini a cui è stata tolta l’individualità e che si voleva ridurre soltanto a un numero. Una memoria che si è tentato di recuperare grazie all’iniziativa dell’artista tedesco Gunter Demnig con le “pietre d’inciampo” (Stolpersteine) che ha interessato anche l’Abruzzo.

Le “pietre d’inciampo” della Shoah

Esse consistono in una piccola targa d’ottone della dimensione di un sampietrino (10 × 10 cm), posta davanti alla porta della casa in cui abitò la vittima del nazismo o nel luogo in cui fu fatta prigioniera, sulla quale sono incisi il nome della persona, l’anno di nascita, la data, l’eventuale luogo di deportazione e la data di morte, se conosciuta.

L’espressione “inciampo” deve dunque intendersi non in senso fisico, ma visivo e mentale, per far fermare a riflettere chi vi passa vicino e si imbatte, anche casualmente, nell’opera.

Dal 1992 sono state depositate più di 75.000 pietre. In Abruzzo ne sono 12.

Le pietre presenti in Abruzzo

La prima pietra d’inciampo in Abruzzo è stata collocata all’Aquila il 12 gennaio 2012 in ricordo di Giulio Della Pergola. Il 13 gennaio 1944, egli venne arrestato nel negozio che gestiva in piazza del Duomo all’Aquila; il 30 gennaio 1944 venne deportato con il convoglio n.6 nel campo di concentramento di Auschwitz, dove morì in una camera a gas.

Castel Frentano

Il 7 gennaio 2020 sono state collocate 7 pietre d’inciampo a Castel Frentano, in provincia di Chieti, in memoria dei coniugi Salo Nagler e Adele Fitzer, che vennero catturati a Trieste e internati nel campo di concentramento di Casoli. Dopo diverse detenzioni egli vennero spostati a Castel Frentano, dove furono arrestati il 1 novembre 1943. Il 30 gennaio 1944 Salo Nagler e sua moglie subirono la deportazione dal Binario 21 di Milano, destinazione Auschwitz-Birkenau, dove arrivarono il 6 febbraio 1944. Insieme a loro il figlio Giacomo Nagler che venne internato nel campo di concentramento di Ferramonti di Tarsia il 29 luglio 1940. Dopo diverse detenzioni venne trasferito anche lui al campo di internamento di Castel Frentano, dove fu arrestato il 1 novembre 1943. Il 30 gennaio 1944 Giacomo Nagler venne deportato ad Auschwitz-Birkenau insieme ai genitori.

Le altre due pietre d’inciampo ricordano Betty Abrahamson e suo marito Arturo Fuerst, internati rispettivamente a San Vito Chietino il 16 maggio 1941 e a Casoli il 10 luglio 1940, i coniugi vennero trasferiti a Castel Frentano, dove vengono arrestati il 2 novembre 1943. Il 30 gennaio 1944 Betty e Arturo furono deportati dal Binario 21 di Milano, destinazione Auschwitz-Birkenau, dove arrivarono il 6 febbraio 1944.

Chieti

Chieti accoglie ufficialmente una sola pietra d’inciampo, quella di Aldo Oberdorfer, collocata il 12 gennaio 2016. È stato professore all’istituto tecnico di Chieti nel 1915. Costretto a lasciare l’attività didattica nel primo dopoguerra a causa della sua militanza socialista, lavorò come pubblicista e traduttore; l’11 giugno 1940 Aldo Oberdorfer fu arrestato a Milano e internato a Lanciano. Nel maggio del 1941, gravemente malato, fece ritorno a Milano, dove morì il 14 settembre dello stesso anno.

Lanciano

Lanciano ha 4 pietre d’inciampo, tutte dedicate alla famiglia Grauer. Samuel Grauer, falegname polacco e sua moglie Rosa Grauer Jordan vennero arrestati insieme ai figli Marco e Tito il 31 ottobre 1943 a causa della leggi razziali. Dopo diverse detenzioni, tutta la famiglia venne deportata nel campo di concentramento di Auschwitz. Il treno che lì trasportò in Polonia faceva parte del convoglio n. 6 e partì il 30 gennaio 1944 dal binario 21 della stazione di Milano, giungendo a destinazione il 6 febbraio 1944. Lo stesso giorno d’arrivo Tito e suo fratello Marco vennero assassinati in una camera a gas.

Teramo

A Teramo esiste una sola pietra d’inciampo, la quale venne collocata il 12 gennaio 2016. Oltre alla pietra dedicata ad Alberto Pepe, la città possiede anche una strada e una lapide entrambe dedicate allo stesso Pepe. Venne arruolato durante la prima guerra mondiale e, mentre si trovava a Dubrovnik, venne arrestato dalle truppe tedesche il 15 settembre 1943. Successivamente fu imprigionato in diversi campi di concentramento e infine deportato nel di Bergen-Belsen. Lì morì a causa delle torture inferte dopo che egli si era rifiutato di cooperare.

Casoli

A Casoli saranno 7 le pietre di inciampo depositate per ricordare 7 persone internate a Casoli (5 delle quali morte ad Auschwitz, una alla Risiera di San Sabba e una sola sopravvissuta a Bergen-Belsen).

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