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San Salvo e il culto per il patrono San Vitale

Ogni anno il 27 e 28 aprile, San Salvo festeggia il suo patrono San Vitale. Una festa molto sentita dalla cittadinanza che celebra la devozione per il Santo patrono con rievocazioni, spettacoli musicali e folcloristici nel centro storico della città.

La storia

Chi era Vitale?

Secondo il racconto più diffuso, Vitale era un ufficiale che aveva accompagnato il giudice Paulino da Milano a Ravenna. Scatenata la persecuzione contro i cristiani, accompagnò Ursicino, condannato a morte, dandogli coraggio, che sulla strada per il luogo dell’esecuzione era inorridito alla prospettiva di una morte violenta. Ursicino viene decapitato e fu decorosamente sepolto a Ravenna dallo stesso Vitale. I persecutori per indurlo a rinnegare la sua fede cristiana adottarono torture feroci. Vitale venne arrestato, e dopo aver subito mille torture su ordine del giudice Paolini venne gettato in una fossa profonda e ricoperta di sassi e terra; così che anche lui venne martirizzato a Ravenna, e la sua tomba ai margini della città divenne fonte di grazia.

Sua moglie, Valeria, volle portare la salma del marito a Milano, ma i cristiani di Ravenna glielo impedirono. Ritornando a Milano lungo la strada una banda di malvagi idolatri la invitò a sacrificarsi con loro al dio Silvano; ma Valeria rifiutò, e per questo venne picchiata brutalmente talmente tanto che arrivata a Milano, morì tre giorni dopo. I giovani figli Gervasio e Protasio venderono tutti i loro beni, dettero i prodotti ai poveri e si dedicarono alle sacre letture e alla preghiera, e dieci anni dopo saranno martirizzati anche essi.

Nel 409 Galla Placidia figlia dell’imperatore Teodosio si trasferì da Milano a Ravenna e portò con sé le reliquie di San Vitale (traslate 16 anni prima da Bologna a Milano da Ambrogio e dai santi Gervasio e Protasio).

Le reliquie di san Vitale

Dono del cardinale Pier Luigi Carafa, commendatario dell’abbazia dei Santi Vito e Salvo, tali reliquie costituivano un omaggio al laborioso e onesto popolo di San Salvo, che si premurò anche, nella circostanza, di restaurare la chiesa. L’urna di San Vitale, trasportata su una carrozza ornata e drappeggiata, giunse a San Salvo la notte del 20 dicembre e venne poi collocata in chiesa. Fu lo stesso cardinale Pier Luigi Carafa a celebrare a San Salvo la messa solenne e offrì poi ai poveri o forse al popolo tutto un pranzo sontuoso con i proventi dell’Abbazia: pranzo che sarebbe rimasto nella tradizione della festa di San Vitale con i riti de “Le Sagne“. L’urna fregiata dalla armi gentilizie del cardinale arrivò a San Salvo verso mezzanotte e fu accolta da un tripudio di ovazioni. La gente per riscaldarsi dal freddo, accese una grande falò, noto come il Fuoco di San Tommaso.

Le some

Anticamente il grano nuovo era lavato ed asciugato al sole, caricato dentro grandi sacchi su cavalli decorati da nastri colorati e portato per la macinazione al Mulino Pantanella, la “sfilata delle some”, dopo aver ricevuto la benedizione del Parroco. Una volta macinato le donne del paese preparavano sagne e taralli per la festa che sarebbe seguita in onore di San Vitale.

Da questa manifestazione è nata la tradizione delle “sagne al mulino” e consiste in una festa di piazza con sagne e taralli, come rituale di convivialità e devozione al Santo patrono che fa seguito alla celebrazione religiosa con la rievocazione dell’arrivo delle reliquie del Santo alla chiesa di San Giuseppe. La “sfilata dei carri”, trattori addobbati con i fiori e le some conducono famiglie intere lungo le vie del paese. Le sagnitelle sono preparate qualche giorno prima, e durante la mattina della festa vengono accesi grandi fuochi per la bollitura delle enormi caldaie piene di acqua, dove saranno cucinate e distribuite gratuitamente a tutti.

Tu conoscevi questa tradizione? Saresti curioso di parteciparvi? Faccelo sapere nei commenti.

 

Immagine in evidenza. thanks to Simone Colameo

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