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Le fave: curiosità di un sapore abruzzese

Le fave e l'Abruzzo

Tutti conoscono le fave (fav’ o faév’ in dialetto abruzzese) ed è possibile gustarle in tutte le regioni italiane. L’Abruzzo ha un legame particolare con questa leguminosa, nota anche con il nome di “carne dei poveri”. Un legame non solo di produzione, ma anche di storia e tradizioni, tanto che spesso la consumazione delle fave fresche (tipiche in primavera) è considerata come la colazione del vero abruzzese.

Storia e curiosità sulle fave

Prima di passare in rassegna alcune curiosità sul rapporto tra le fave e l’Abruzzo è utile conoscere un po’ più nel dettaglio il frutto delle Vicia faba, la pianta delle fave. Siamo così abituati a conoscerle e a gustarle, che diamo per scontata la presenza delle fave fresche nei nostri campi (in primavera) o quelle secche nei mercati (in tutto il resto dell’anno), ma la storia è ben diversa. Originarie dell’Asia Minore, le fave hanno avuto una rapida diffusione già nell’antichità, quando in realtà non venivano viste sempre di buon occhio.

Le fave secche, infatti, erano oggetto di rituali da parte dei sacerdoti antichi che le utilizzavano principalmente nella variante secca. Queste, infatti, se lasciate in ammollo, rendevano l’acqua rossa, suggerendo facilmente l’associazione con il sangue. Motivo per cui venivano utilizzate come offerta presso le tombe degli Avi. Tale episodio è narrato anche dal celebre poeta romano Ovidio, nato tra l’altro proprio in Abruzzo, precisamente a Sulmona.

La proibizione di mangiare le fave appare anche in Erodoto e Pitagora. Il primo le considerava impure, mentre sul secondo ci sono diverse supposizioni. C’è chi sostiene che per i pitagorici le fave rappresentassero l’ingresso nell’Ade, ma c’è anche chi lega il divieto di mangiarle stabilito da Pitagora alla probabilità che egli soffrisse di favismo.

Con l’avvento del Cristianesimo anche le fave persero, come gli altri alimenti, qualsiasi tipo di limitazione, tanto che divennero particolarmente diffuse all’interno delle comunità religiose. Tanto che divenne abituale cucinarle e utilizzarle per diverse ricette. Grazie anche al ruolo svolto dai monaci medievali le fave si diffusero in tutta Europa soprattutto tra i più poveri. Tale successo durò per diversi secoli, almeno fino alla scoperta dell’America e la maggiore diffusione e uso del fagiolo.

Virtù, Fave e pecorino e non solo

Oggi l’uso delle fave è molto più ampio, anche come conseguenza della produzione in serra. Non essendoci più una dipendenza dal ciclo naturale della terra, infatti, anche le fave possono essere coltivate e consumate in qualsiasi momento. In passato non era così, tanto che il loro utilizzo era associato a momenti ben precisi dell’anno.

I casi più noti sono quelli del 1 maggio, ovvero in piena primavera, quando le fave fresche venivano consumate con il pecorino (rigorosamente abruzzese) o come uno dei numerosi ingredienti delle celebri Virtù abruzzesi. Le fave sono ideali soprattutto in abbinamento a piatti a base di carne.

Altre ricette tipiche abruzzesi che prevedono l’utilizzo delle fave sono le Tolle e fave, i Granitt’ nghe la fave (granetti con le fave), le fave stufate e le fave con il guanciale.

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