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Ennio Flaiano: l’orgoglio di essere abruzzese

Un Genio “fortunatamente” incompreso

ENNIO FLAIANO

«Caro Scarpitti, adesso che mi ci fai pensare, mi domando anch’io che cosa ho conservato di abruzzese e debbo dire, ahimè, tutto; cioè l’orgoglio di esserlo, che mi riviene in gola quando meno me l’aspetto, per esempio quest’estate in Canada, parlando con alcuni abruzzesi della comunità di Montreal, gente straordinaria e fedele al ricordo della loro terra. Un orgoglio che ha le sue relative lacerazioni e ambivalenze di sentimenti verso tutto ciò che è Abruzzo. […] Me ne andai all’età di cinque anni, vi tornai a sedici, a diciotto ero già trasferito a Roma, emigrante intellettuale, senza nemmeno la speranza di ritornarci. Ma le mie “estati” sono abruzzesi, e quindi conosco bene dell’Abruzzo il colore e il senso dell’estate, quando dai treni che riportavano a casa da lontani paesi, passavo il Tronto e rivedevo le prime case coloniche coi mazzi di granturco sui tetti, le spiagge libere ancora, i paesi affacciati su quei loro balconi naturali di colline, le più belle che io conosco. […] scrittori abruzzesi che possono dirci qualcosa dell’Abruzzo d’oggi non mancano, io indulgerei un po’ troppo nella memoria, non so più giudicare, capisci quello che voglio dire? O forse, chissà… questa lettera che mi hai cavato con la tua dolce pazienza non volevo scriverla, per un altro difetto abruzzese, il più grave, quello del pudore dei propri sentimenti. Non farmi aggiungere altro.»

Ennio Flaiano
Ennio Flaiano

Ennio Flaiano è stato un abruzzese riconoscente, che in diverse occasioni ha rievocato nostalgico la sua terra. Ma se volessimo provare a conoscerlo più da vicino e a rivelare tratti inediti della sua vita, che riescano ad andare oltre alla sua nota biografia, sicuramente scopriremmo la sua caratteristica “pigrizia”.

Egli stesso si è sempre definito “pigro” e questo aspetto sembra essere tratto distintivo della sua scrittura, lapidaria ed essenziale, persino sciatta per alcuni lettori avventati e poco attenti.

Eppure, la scelta di dedicarsi esclusivamente alla forma breve e di farlo seguendo questo determinato stile, celano una motivazione ben precisa.

«Coraggio, il meglio è passato»

È così che si esprimeva Flaiano.

Frammenti, brevi brani, testi autonomi, lapidari, incisivi, veri…eterni.

Gli aforismi di Flaiano non sono sciatti, non sono il risultato di una scrittura poco riflettuta o banalmente pigra, ma vivono di vita propria, si elevano al di sopra della scrittura stessa, regalandoci in poche parole verità scomode, scottanti.

Parlare di Ennio Flaiano, sceneggiatore, scrittore, giornalista, umorista, critico cinematografico e drammaturgo, è come raccontare l’Italia e gli italiani nelle loro molteplici sfaccettature. La sua scrittura ha inciso, tagliato, sviscerato e irriso i nostri vizi e le nostre virtù, servendosi di quella che lui ha definito una profonda fede nella parola:

«Io credo soltanto nella parola.

La parola ferisce, la parola convince, la parola placa.

Questo, per me, è il senso dello scrivere.»

Il suo unico obiettivo era quello di arrivare dritto nella mente e nel cuore delle persone, di tutti i ceti, di tutte le nazionalità e religioni, colti e non, avvocati e operai, studenti e madri di famiglia, anziani saggi e giovani scapestrati.

«Il difetto principale dello scrittore italiano è quello di voler scrivere bene.

Io cerco di scrivere male ‘apposta’, nel tentativo di farmi capire.»

Dunque, è proprio per favorire una comunicazione più chiara e diretta che Flaiano preferisce la forma breve. Tra i suoi preziosi scritti, infatti, abbiamo uno solo romanzo, intitolato Tempo di uccidere ma che rimane un’eccezione nella produzione di Flaiano, che si dedica per maggior tempo a testi di respiro più corto, alla scrittura cinematografica e a quella giornalistica.

In tutto quello che Ennio ha osservato, raccontato, deriso, qualsiasi fosse la modalità di scrittura, egli ha saputo sapientemente articolare e sviluppare argomenti in cui prevalessero le tematiche a lui più care: l’errore, l’inettitudine, la colpa, la malattia e, ancora una volta, il rapporto con la parola.

Per Flaiano la parola non è mai solo espressione sonora o grafica di un concetto, non porta mai con sé un unico significato ed è proprio questo che genera traviamento perché la parola è essa stessa spettacolo, commedia, tragedia, farsa, una menzogna che contiene innumerevoli e spesso scottanti verità.

Diario degli errori
Diario degli errori

Diario degli errori è una raccolta postuma che abbraccia gli ultimi scritti dell’autore, gli appunti di lavoro e i frammenti rimasti sulla sua scrivania. Si tratta per lo più di frasi spezzate, aforismi essenziali, satirici, provocatori, ironici…insomma “autenticamente flaianei”. Un modo utile e spassionatamente consigliato per conoscere Ennio Flaiano proprio attraverso le sue taglienti parole.

Un abruzzese da riscoprire, un intellettuale sottovalutato…un genio “fortunatamente” incompreso.

«Il peggio che può capitare a un genio è di essere compreso.»

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