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Capodanno in Abruzzo: tutti alla ricerca della buona sorte

I riti benauguranti in tavola e non solo

Le tradizioni di Capodanno sono legate alla fine dell’anno in corso ed all’inizio del nuovo anno che ci si augura sia sempre migliore di quello trascorso, pertanto le tradizioni tramandate di generazione in generazione sono strettamente ancorate a parole come abbondanza, serenità e fortuna, tutti concetti che vengono evocati con piccoli riti scaramantici, legati anche alla gastronomia, che si perdono nella notte dei tempi. In Italia si è soliti riunirsi in famiglia attorno alla tavola imbandita la sera del 31 dicembre, per il cosiddetto “cenone”, attendendo l’arrivo della mezzanotte.

Il menu varia a seconda delle tradizioni regionali, anche se lenticchie ed uva passa, che simboleggiano l’abbondanza e la ricchezza, sembrano accumunarle tutte: pertanto, più se ne mangiano più guadagni si avranno nel corso dell’anno. Le lenticchie solitamente si mangiano a zuppa accompagnando dello zampone o del cotechino, carne molto grassa e nutriente, la quale simboleggia anche essa l’abbondanza. I più scaramantici e desiderosi di denaro non possono certo esimersi dal mangiare uva e frutta secca, per garantirsi ricchezza e fortuna.

Capodanno: tradizioni abruzzesi

Miti e leggende si fondono nella tradizione abruzzese: nell’Aquilano, ad esempio, fino a qualche decennio fa, la sera dell’ultimo giorno dell’anno, festose brigate di ragazzi andavano a cantare gli auguri sotto le case chiedendo in cambio dei regali. Una tradizione molto simile caratterizzava il comune di Castel di Sangro, che andava sotto il nome di “Matunata” e ricadeva ogni anno a capodanno. I giovani solevano girare per le vie cittadine, cantando una canzone e chiedendo doni e dolci per ogni casa.

La cultura delle Maitunate a volte si mischia a quella dello zampognaro, il cui compito principale è quello di cantare e suonare canzoni religiose; tuttavia lo strumento della zampogna e della ciaramella è ben accetto nelle Maitunate. Le Maitunate, dunque, sono un insieme di canti e ritornelli, stornelli cantati da per le vie da un gruppo di paesani, che chiedono qualcosa da mangiare alle porte delle famiglie.

Il tema della Maitunata è vario, in gran parte dei casi buffonesco e goliardico, con allusioni alle qualità basse del popolo, proprio perché deve destinare l’ascoltatore all’allegria e al riso. Verso il periodo natalizio le Maitunate si fondono con i cori degli zampognari, e assumo un tema più solenne, dedicato a Cristo e alla sua nascita; successivamente a Capodanno il tema si trasforma in quello giocoso, in cui si invita la gente all’allegria e alla speranza verso un anno nuovo prolifico e vantaggioso.

Capodanno: origini storiche

La storia del Capodanno, una festività di origine pagana, affonda le sue radici all’epoca dei babilonesi, che però di solito celebravano il cambio tra un anno e l’altro in corrispondenza dell’equinozio di primavera, restituendo gli attrezzi agricoli ricevuti in prestito come segno di buon proposito per la nuova annata. Nel 46 a.C. Giulio Cesare dettò poi il passaggio al calendario giuliano e la festa, che per gli antichi romani aveva lo scopo di celebrare il dio Giano (probabilmente la divinità principale del pantheon in epoca arcaica) iniziò così a cadere tra il 31 dicembre e il 1° gennaio. A partire dal 1582, con l’introduzione dell’attuale calendario da parte di Papa Gregorio XIII, la storia ha poi preso una direzione ben precisa, ed ecco il Capodanno così come lo conosciamo.

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